La natura della vita spirituale

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

(sintesi del trattamento di Padre Adolfo Tanquerey, nel Compendio di teologia ascetica e mistica)

‘Se uno Mi ama, osserverà la Mia parola, e il Padre Mio lo amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui’ (Gv. 14.23). Queste parole esprimono l’abitazione della Santissima Trinità nell’anima del giusto – ciò che avviene quando una persona è nello stato di Grazia.

Dio è già presente nell’anima in modo naturale, dove Egli è Creatore e Sovrano Padrone, e noi siamo i Suoi servi, la Sua proprietà; ma con la Grazia dei sacramenti, soprattutto del battesimo e della penitenza, Egli entra nell’anima in modo sovrannaturale, per stabilire una relazione diretta tra l’anima e Se Stesso come è nella Sua intima natura: come la Santissima Trinità.

Cos’è la Grazia? La Grazia è una qualità dell’anima che la rende partecipe della vita stessa di Dio, come un pezzo di ferro, tenuto dentro le fiamme, assume il calore ed il colore del fuoco. L’anima, anzi la persona umana intiera, diviene in seguito partecipe della vita divina, o ‘consorte della natura divina’ secondo l’espressione di san Pietro. In quanto tale non d i v i e n e Dio o uguale a Dio, ma solo simile a Lui: ‘deiforme’.

La Grazia rende Dio presente all’anima nella Sua essenza, in modo vero e reale, tale di essere posseduto, visto, ed amato direttamente dall’anima. Si tratta dunque dell’unione dell’anima a Dio nel possesso, nella visione, e nell’amore per Lui, che è in sostanza dello stesso genere dell’unione che avviene in Cielo: l’unione della Visione Beatifica. La prima unione è dello stesso genere del secondo, dunque, ed è anche orientata a trasformarsi in essa nel corso del tempo.

Dentro l’anima Dio è presente, ossia è presente con tutte le operazioni delle Tre Persone Divine: Il Padre genera il Figlio; il Padre ed il Figlio si amano a vicenda infinitamente; da questo amore procede lo Spirito Santo, vincolo reciproco dei Due, ma distinto da loro.

La Santissima Trinità è presente in noi non solo nella Sua essenza, però, ma anche moralmente: per assisterci come Padre, Figlio, e Spirito Santo nel nostro cammino verso il Cielo.

Egli è il nostro Padre e noi siamo i Suoi figli adottivi: adottivi non nel senso legale ed artificioso, però, ma in senso reale. ‘Ha dato potere di divenire figli di Dio’ (Gv 1.12); ‘… per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente’ (1Gv 3.1). ‘Abbiamo infatti ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo ‘Abba Padre’… e se siamo figli, siamo anche eredi. Eredi di Dio, coeredi di Cristo’ (Rom 8.15-7). Nel Discorso della montagna (Mt 5-7) Nostro Signore Gesù Cristo descrive il rapporto paterno come quello di un padre che conosce perfettamente il suo figlio, ascolta le sue preghiere fatte in segreto, conosce i suoi bisogni, e prende cura di lui. In un altro luogo ( Gv 3.16) esprime l’amore del Padre in termini del sacrificio che fece del proprio Figlio.

Dio ci aiuta non solo da Padre, ma anche da Figlio, e più precisamente da Amico. Questa amicizia si caratterizza di una certa uguaglianza (anche se ovviamente non è piena) e di un’intimità e famigliarità per mezzo di dolci comunicazioni e comunione.

Le dolci comunicazioni vengono espresse nella parola del Signore: ‘Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi’ (Gv 15.15). Non solo ai Suoi discepoli ha fatto conoscere ciò, però, ma anche a noi tramite il Suo insegnamento durante la vita terrena e tramite la Santa Chiesa; nonché tramite tutte le ispirazioni interne al nostro spirito, quando per mezzo del Suo Spirito suggerisce a noi ‘tutto ciò che avrà detto a voi’ (Gv 14. 26).

La dolce comunione, invece, viene espressa della parola: ‘Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la Mia voce e Mi apre la porta, Io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con Me’ (Apc 3. 20). Tommaso à Kempis parla similmente di:’ Frequenti visitazioni coll’uomo interiore, dolce parlare, grata consolazione, molta pace, una famigliarità assai meravigliosa’ (Im II 1.1). Non è questa la nostra parte d’altronde nella pratica della presenza di Dio?

Dio è presente a noi anche nella Persona dello Spirito Santo, in quanto Santificatore. Egli ci forma per divenire un tempio degno per contenere Lui assieme a tutta la Santissima Trinità, guidandoci nel cammino della perfezione tutto il lungo della nostra vita. Ci elargisce ed aumenta le virtù teologali della Fede, Speranza, e Carità; le virtù cardinali infuse della Prudenza, Giustizia, Fortezza, e Temperanza; i sette Doni, come quello del Consiglio che perfeziona la Prudenza affinché possiamo giudicare ciò che bisogna fare, e la Forza per operare e patire lietamente e intrepidamente grandi cose, superando tutti gli ostacoli, e perseverando sino alla fine. Ci manda grazie attuali ad ogni momento della vita. Così potremo dire coll’Apostolo (Fil 1.6): ‘Colui che ha iniziato in voi questa opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo’.

È pur vero che in un certo qual modo Dio tratta i Suoi figli, anche i peccatori, anche i non credenti, sempre come Padre, Figlio, e Spirito Santo, o, più precisamente, si può sempre attribuire alle diverse Persone della Santissima Trinità le varie relazioni di Dio con gli uomini: in quanto provvede per i loro bisogni, ascolta le loro preghiere, bussa all porta dei loro cuori, e li assiste con grazie attuali; ma per coloro che non sono nello stato di Grazia mancheranno l’intimità e la dolce comunione: non si siederà per cenare con loro; e mancheranno pure le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo.

Infine, la vita spirituale è questa: Contenere la Santissima Trinità nell’anima tramite la Grazia; vivere nella presenza del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo: essere l’oggetto dell’amore premuroso del Padre, l’oggetto famigliare ed intimo del Figlio, l’oggetto del potere santificatore dello Spirito Santo, Spirito dell’amore reciproco del Padre e del Figlio. Contenere dentro dell’anima, ed essere in rapporto diretto ed intimo con, queste Tre Persone, i Tre Ospiti invisibili dell’anima: Che sono presenti per collaborare con noi e per aiutarci a raggiungere il Cielo: Quando la Grazia si trasformerà nella Gloria, e la conoscenza velata si trasformerà nella Visione beatifica: la Visione degli stessi dolci ospiti dell’anima come sono in Se Stessi nella loro Gloria infinita, alla nostra eterna Beatitudine. Amen.

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