San Francesco

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+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Quando si legge la vita di San Francesco, si riceve quasi l’impressione che non fosse vero, che fosse piuttosto una leggenda. Frati rapiti in estasi mentre passano ore in preghiera, apparizioni di serafini, di angeli custodi e di demoni, visioni di Dio e comunicazioni intime con Lui, miracoli di ogni tipo, conversioni di criminali, di grandi peccatori e sultani. Avvenimenti di grande semplicità raccontati anche con grande semplicità.

La pratica la più radicale possibile della Carità e dei tre consigli evangelici simbolizzati in una visione del santo con 3 monete d’oro ”così grandi, lucide, e belle che non avevo visto niente di simile in questo mondo. La santa dorata obbedienza, la grandissima povertà e la radiosissima castità che, “per Sua Grazia, Iddio mi ha concesso di osservare così perfettamente che la mia coscienza non mi rimprova nulla”.

L’obbedienza che fa che i suoi frati lascino subito le preghiere, le più consolanti, quando sono richiesti, o che calpestino la faccia e il collo del santo quando lui si vuol dare la penitenza; la povertà con cui Francesco si spoglia di tutti i suoi vestiti per lasciare il mondo e rinunciare completamente al denaro; e la castità con cui preferisce buttarsi nel letto di fiamme piuttosto che cedere alle proposte di una donna perversa.

Ma quando riflettiamo su questo mondo di San Francesco nella luce e nella Fede, vediamo che questo mondo è di fatti il mondo vero: il mondo dove Dio è tutto e l’uomo è niente, dove l’unico scopo di questa vita  è di salvare l’anima e di glorificare Dio con la nostra santificazione. Se il mondo di San Francesco sembra strano è perché non abbiamo ancora capito queste verità della Fede. Se sembra meraviglioso è perché Dio ha dato tante grazie a San Francesco e ai suoi compagni per vivere e manifestare queste verità.

Ma per capire ancora più profondamente il mondo di San Francesco bisogna vederlo non solo nella luce della Fede, ma più precisamente nella luce di Dio e di Cristo. La meraviglia di San Francesco di fronte agli uomini, agli animali, al fuoco, all’acqua, alla parola, alla luce non è solo la meraviglia di un semplice ed innocente bambino (anche se egli possedeva queste qualità), ma proprio la stessa  scienza e la saggezza dallo Spirito Santo che ci permettono di vedere tutto nel suo rapporto con Dio, con Dio come il suo ultimo fondamento e fine. Così San Francesco vedeva gli uomini: rivolgendosi, ad esempio, a Fra Leone come al “Fra pecorello di Gesù Cristo”; così vedeva tutta la natura creata da Dio per manifestare le sue eterne perfezioni, creata e redenta da Dio per manifestare la sua gloria.

Più una creatura era legata a Cristo e più San Francesco l’amava, persino il verme, perché il Signore ha detto “Io sono un verme e non un uomo”. Amava i fiori perché Cristo si chiama “il fiore del campo” e “il giglio della valle”; amava l’acqua perché il Signore era sceso in essa per santificarla, e aveva detto “Chi ha sete venga a me e beva”; amava ogni parola perché Cristo è la Parola nell’ultimo senso del termine; amava la luce perché Cristo, la seconda Persona della Santissima Trinità, è un riflesso della Luce perenne.

Questo dunque quanto a Dio nel suo rapporto al creato. Quanto a Dio di per Se Stesso il santo scrisse le parole seguenti ai suoi frati sul Santissimo Sacramento sull’altare: “Vi chiedo tutti, fratelli miei, baciando i vostri piedi con l’amore di cui sono capace, di mostrare tutta la riverenza e tutto l’onore che potete al Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo in Cui tutto ciò che è nel cielo e sulla terra è stato pacificato e riconciliato con Dio Onnipotente”.

San Francesco aveva pure una venerazione particolare per il Cristo crocifisso, Che parlò con lui dalla croce a San Damiano, Che era povero, avendo dato tutto agli uomini, e Che aveva commosso San Francesco a tal punto che per il pianto prolungato era diventato cieco.

Ovviamente l’anima spinge colui che ama ad imitare l’oggetto del suo amore, e con questo desiderio San Francesco pregava sul Monte Verna: ” Mì Signore Gesù Cristo, Vi prego di accordarmi due grazie prima di morire. La prima è che durante la mia vita io possa sentire nella mia anima e nel mio corpo, quanto è possibile, il dolore che Voi, o caro Gesù, avete sostenuto nell’ora della Vostra dolorosissima passione; la seconda è che io possa sentire nel cuor mio, quanto è possibile, quell’amore eccessivo con cui Voi, o Figlio di Dio, eravate acceso nel sopportare volentieri tale sofferenza per noi peccatori.”

Il Signore esaudì la sua preghiera con l’impressione delle sacre stigmate sul suo servo eletto. E la sua imitazione di Cristo era tanto fedele che poteva chiedere a Fra Leone nell’ultimo fioretto: “Sopra tutte le grazie e i doni dello Spirito Santo che Cristo concede agli amici suoi, vi è di vincere sé medesimo e volentieri per l’amore di Cristo, sostenere ingiurie, aggressioni e disagi: perché in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare poiché non sono nostri, ma di Dio come dice l’Apostolo… ma nella croce delle tribolazioni e della afflizione ci possiamo gloriare perché questo è nostro, e perciò dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce di Cristo”.

Per l’intercessione di San Francesco preghiamo di ricevere i doni della scienza e della sapienza per vedere tutto nella luce di Dio; di crescere nella nostra venerazione per il Santissimo Sacramento; e di sopportare con pazienza, anzi con gioia, tutte le sofferenze che il Signore nella Sua infinita bontà si degnerà di mandarci: per assomigliare all’immagine del Suo Figlio Divino. Amen.

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