Gratia plena

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Nel libro dei Proverbi leggiamo:‘La Sapienza si è costruita una casa, ha intagliato le sue sette colonne.’ San Pier Damiani spiega che ‘Questa casa virginale è sostenuta da sette colonne dello Spirito Santo perché la Venerabile Madre di Dio ha ricevuto i sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, e timore di Dio.’ E questi doni insieme a tutte le virtù teologali e cardinali, e tutte le grazie gratuite (come quella della guarigione, dei miracoli, di profezie, e di lingue), con tutte le ricchezze della grazia e della natura ha ricevuti la Madonna fino ad un grado sovreminente: così che san Tommaso dice che se Cristo possedeva perfettamente la pienezza di grazia, un certo inizio di essa precedeva già nella Madre.

San Bonaventura paragona questa pienezza di grazia con un oceano in cui confluiscono i fiumi della grazia di tutti i santi: il fiume della grazia degli angeli, dei patriarchi, profeti, apostoli, martiri, e confessori. Tutti i fiumi entrano nel mare, ed il mare li contiene tutti.

Il Divin Architetto, creando la Madonna, costruì il Suo santuario divino, oggetto delle Sue infinite compiacenze. Ella fu, nelle parole di mons. Gaume: ‘la Sua colomba, l’unica, tutta bella, senza macchia ne ombra di macchia, bianca come il giglio, graziosa come la rosa, brillante come il saphiro, trasparente come il diamante’, radiante di una luce così intensa e così pura che, secondo san Teodoro Studita, ‘Dio Stesso si è unito sostanzialmente a le per opera dello Spirito Santo, e da le è nato come uomo perfetto’; un essere così sublime nella santità, che secondo san Bernardo: ‘a Dio non conveniva altra madre che Maria, e a Maria non conveniva altra figlio che Dio’.

E come i raggi del sole colorano, traversandola, una nuvola diafona, le bellezze interiori della Figlia del Re radiavano sul suo corpo verginale per renderla imparagonabilmente bella: più bella (come dimostra sant’Alberto) di tutte le sue figure nell’Antico Testamento: più bella di Eva, più bella di Rachele, più bella di Rebecca giovane vergine modesta scelta da Abramo per il suo amato figlio Isaaco, più bella di Giuditta a cui Dio aveva aumentato la bellezza per renderla incomparabilmente più bella agli occhi di tutti gli uomini, più bella di Esther.

Così era il santuario divino, l’arca della nuova Alleanza, la casa d’oro, l’opera più grande dello Spirito Santo dopo la Sacratissima Umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, un’opera che viene paragonata con una stella: una stella radiante di santità e di gloria lunge al di sopra di questo mondo oscuro e caduto; la stella del mare che mostra la via ai viaggiatori sull’oceano perfido ed amaro di questo mondo al porto celeste che è il suo Figlio; la stella mattutina che prenunzia quel giorno glorioso che non conosce tramonto, quel sabato eterno dove finalmente ci riposeremo dai nostri lavori in Dio; la stella infine che irradia sul mondo raggi della luce increata e che partorisce il sole che prenunzia.

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