La carità come mezzo per superare se stessi

 

Parlando della Carità, nel senso del nostro amore verso Dio, scrive sant’Alfonso: ‘Quale oggetto mai più nobile, più grande, più potente, più ricco, più bello, più buono, più pietoso, più grato, più amabile, più amante, poteva darci Dio ad amare che Se Stesso?… Chi è più grande? è il Signore del tutto; Chi più potente? con un cenno di Sua Volontà ha creato il mondo e con un atro cenno può distruggerlo quando vuole; Chi più ricco? possiede tutto; …Chi più pietoso? Un peccatore basta che si umilii dinanzi a Dio e subito li perdona; Chi più grato? Dio non lascia senza premio qualunque cosa che facciamo per Suo amore; Chi più amabile? Iddio è così amabile che i santi, col solo vederLo ed amarLo in Cielo, godono un tale gaudio che li rende appieno beati e contenti in eterno…’

 

Dio è dunque l’oggetto perfetto del nostro amore: non c’è un altro oggetto che ci possa rendere felici né in questa vita, né nell’altra. Anzi, tutti gli altri oggetti ci rendono infelici: e tutto la nostra infelicità deriva dal non amare Dio. Una persona medita sui suoi successi e sulle sue umiliazioni, sulle offese o sui complimenti che riceve d’altrui; un’altra passa il suo tempo davanti allo specchio: ‘Quanto sono bello! Quanto sono brutto!’; un altro depresso, un altro ossessionato da altre persone; un altro ancora che cerca di possedere informazioni o oggetti senza limite. E poi ci sono coloro che non riescono a staccarsi dal male del mondo, della Chiesa, dei parenti, o da quello che devono subire se stessi: tutti chiusi nel proprio piccolo mondo, il mondo di se stessi, o almeno il mondo finito di quaggiù.

Il nostro mondo è coperto di nuvole, e non riusciamo a vedere il cielo bello ed infinito sopra di noi. Siamo vittime di noi stessi: dei nostri sensi e dei nostri sentimenti, dei nostri piccoli piaceri o delle nostre sofferenze: di ciò che è più basso in noi, piuttosto che dalla ragione e dalla Fede. Siamo retti dalla nostre concupiscenze che ci portano ad amare noi stessi, gli oggetti dei sensi, ed i possessi: ad amare tutto ciò che è finito piuttosto che ciò che è infinito. Siamo catturati, rinchiusi, legati senza uscio, e in fine preda del demonio.

C’è un solo rimedio: l’amore per Dio: per uscire dall’inferiore verso il superiore, dal finito verso l’infinito, da noi stessi, povere creature, verso Dio, Creatore e Somma dei ogni perfezione. Bisogna vedere i beni e i mali di questa vita, i suoi piaceri e i suoi dolori, come occasioni per ringraziare Dio, per esercitare la pazienza, la perseveranza, la rassegnazione – per offrire tutto a Dio, ed in fine per crescere nella perfezione spirituale e per avvicinarci a Lui. Non sono beni o mali assoluti, bensì relativi: per condurre al Bene Assoluto Che è Lui. Questo richiede un lavoro di distacco delle cose di questa terra, e soprattutto da noi stessi, per poter vedere le cose come sono alla luce del sole che è Dio, e per orientarci in tutto ciò che facciamo a Lui.

Come acquistiamo l’amore per Dio? Nostro Signore Gesù Cristo dice chiaramente: ‘Chi mi ama tiene i miei comandamenti’. I comandamenti, come sappiamo, comprendono tutta la vita morale – ad esempio il comandamento di non uccidere comprende la proibizione di parlare male su altri; il comandamento di non dare falsa testimonianza comprende la proibizione di mentire. I comandamenti di amare Dio ed il prossimo comprendono ugualmente tutta la vita morale. Un aspetto di questa vita morale è la preghiera: la preghiera ci unisce a Dio, ci unisce il cuore a Dio affinché possiamo amarLo sempre meglio. La preghiera mentale in particolare – la meditazione (soprattutto sulla passione) e la contemplazione – ci fa conoscere ed amare Dio.

Per amare Dio bisogna anche pregare per amarLo. Il Salmo 17 comincia: ‘Diligam te Domine, Fortitudo mea: Qua il Signore viene chiamato la mia Fortezza, il mio Firmamento, Rifugio, Liberatore, Aiutante, Protettore, Salvezza, Sostenitore. In questa preghiera riconosciamo il Suo amore per noi nel sostenerci, nel proteggerci, nel salvarci; riconosciamo che Lui solo è la nostra fortezza e forza, e preghiamo di amarLo come tale. Ci ricordiamo dell’inno tedesco: Ich will Dich lieben, meine Staerke.

L’amore verso Dio è essenzialmente un amore della volontà, ma quando si perfeziona, diviene anche un amore sensibile, un amore sentito: un amore che sovrabbonda sui sentimenti per superare tutte le altre forme di amore che ci possano motivare.

Per acquistare l’amore per Dio, e l’amore perfetto per Dio, chiediamo l’aiuto della Beatissima Vergine Maria, Lei che era ed è interamente consumata nell’incendio dell’amore Divino. Questo è il nostro destino nell’eternità, che bisogna iniziare in tutto ciò che facciamo quaggiù.

La carità (1)

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

Abbiamo appena sentito, carissimi fedeli, le parole sublimi di san Paolo sulla Carità.
La Carità è la chiave della vita spirituale, la chiave d’oro che aprirà per noi la porta del Cielo, se moriamo con essa in mano. Questo vediamo chiaramente nel Vangelo di san Luca quando un Dottore della Legge chiede al Signore: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”, e Gesù gli disse: “che cosa sta scritta nella Legge, che cosa vi leggi?” Costui rispose: “amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza, e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso “, e Gesù: “hai risposto bene, fa questo e vivrai.”

La Carità ora ha un doppio oggetto: Dio e il prossimo.
Come amiamo Dio e come amiamo il prossimo?
Amiamo Dio direttamente nella preghiera, e indirettamente con tutto quel che facciamo per Lui, e possiamo addirittura fare tutto per Dio proponendo di compiere ogni azione per Lui. Amiamo Dio indirettamente anche tramite il nostro prossimo, perchè nella Carità amiamo il prossimo per Dio e in Dio – o almeno affinchè sia in Dio, nelle parole di san Tommaso d’Aquino. Amare il prossimo in Dio è come ammirare la luce in un vetro colorato di una chiesa E’ un’amore che consiste nel cercare il suo bene, il suo bene corporale ma soprattutto il suo bene spirituale.
Essenziale sapere che per amare con la Carità dobbiamo essere nello stato di grazia perchè la Carità è un amore soprannaturale, ma senza la grazia soprannaturale non possiamo amare Dio in questo modo, ossia, in modo soprannaturale. Dunque, se qualcuno cade nel peccato mortale a causa per esempio dell’impurezza, da solo o con un altro; a causa della mancanza alla Santa Messa domenicale per pigrizia; a causa di un furto di un oggetto di gran valore; o dell’aborto; deve confessarsi e convertirsi quanto prima, perchè altrimenti non può amare Dio ne il prossimo come Dio ci comanda, ossia, nella Carità, e non può acquistare questa chiave d’oro che sola aprirà la porta del Cielo.
Oggigiorno si parla molto dell’amore e dice “questa è la cosa che distingue la Fede cristiana dalle altre religioni”, ma questa parola è vaga ed incompleta, perchè ciò che distingue la Fede cristiana, o piuttosto la Fede cattolica, dalle altri religioni, no è solo ‘l’amore’ bensì l’amore soprannaturale, cioè la Carità.
Allora, ci sono due brani nella Sacra Scrittura che ci da una vista generale della Carità.
Il primo brano viene costituito dai Dieci Comandamenti: i primi Comandamenti stabiliscono la Carità verso Dio direttamente, ossia l’adorazione di Dio; gli altri Comandamenti stabiliscono la Carità verso il prossimo. Il Signore Stesso ci insegna chiaramente che i Comandamenti esprimono la Carità verso di Lui quando dice: “colui che mi ama tiene i miei Comandamenti” e San Paolo ci insegna chiaramente che i Comandamenti esprimono la Carità verso il prossimo, quando scrive ai Romani che i Comandamenti si riassumono in queste parole: “amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Il secondo brano della Sacra Scrittura che ci da una vista generale della Carità è l’epistola di san Paolo ai Corinzi che abbiamo sentito oggi. Qua la Carità è, per così dire, personificata: la Carità è paziente, è benigna, non è invidiosa, la Carità non si vanta, non si gonfia, tutto sopporta.
Chi sarebbe questa Persona, possiamo chiederci, se non la seconda Persona della Santissima Trinità, Dio fatto Uomo, la Carità Stessa? Vediamo come in uno specchio, dice san Paolo, e questo specchio è Gesù Cristo + stesso, Che è lo specchio del Padre, lo specchio in cui vediamo la Carità: Egli è paziente, benigno, e tutto sopporta come un Agnello, Che soffre tutto nella Sua Passione per amore di noi.
La Chiesa ci presenta oggi la Carità infinita di Dio verso le Sue creature nell’epistola, e nel Vangelo la Passione di Cristo, che ne è l’espressione definitiva: sarà consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi, e dopo averLo flagellato Lo uccideranno.
Adesso che stiamo per iniziare il santo Tempo della Quaresima, impregniamo il nostro cuore di questa Carità di Dio che è il modello della nostra Carità verso di Lui. Questa Carità di Dio si distingue dalla sua assolutezza che deve anche distinguere la nostra Carità verso di Lui, Che dobbiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e con tutta la mente. Amen.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +

La carità (2)

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.

Oggi il Signore parla della Carità e San Paolo ci accenna lo scopo di tutti i
Sacramenti, più precisamente di tutta la vita umana e nient’altro che la Carità
di cui la perfezione è la santità.

Cosa è, dunque, la Carità?

Non è l’atto di dare un soldo a qualcuno in bisogno, bensì in primo luogo è
l’amore di Dio per Sé stesso dentro la Santissima Trinità; l’Amore del Padre per
il Figlio + il Figlio per il Padre + nell’unità dello Spirito Santo +; l’amore di Dio
anche per l’uomo, l’amore dell’uomo per Dio, per Dio come è in Sé stesso, la
Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo; e infine l’amore dell’uomo per
l’uomo in Dio.

Questa carità dell’uomo consiste essenzialmente nel compimento dei
Comandamenti, perché Nostro Signore Gesù Cristo è il cui Nome sia sempre
benedetto, ha detto: ” Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi
ama” (Gv.14,15-21), più largamente poi consiste in ogni atto che l’uomo
compie per amore di Dio.

La carità e l’amore sovrannaturale ha per oggetto Dio come è di per Sé stesso
e richiede la grazia sovrannaturale; l’uomo infatti non può amare Dio con la
carità se non è battezzato e non è nello stato di grazia.

La carità è un dono totale di sé a Dio, un dono totale del Padre al Figlio + del
Figlio al Padre + nell’unità dello Spirito Santo, un dono totale di Nostro Signore
Gesù Cristo + all’uomo mediante la Sua Passione e morte e mediante il
Santissimo Sacramento dell’altare; un dono totale dell’uomo a Dio quando
questa sua carità raggiunge la perfezione nella santità.

La carità dell’uomo in questo mondo consiste in atti – nel prossimo mondo
consisterà nel riposo – atti molteplici in questo mondo, un riposo unico nel
prossimo, atti molteplici di tutto ciò che facciamo quaggiù nello stato di grazia
per amore di Lui, un riposo unico in Cielo della nostra volontà in Dio, un riposo
della volontà in Lui che sarà la conseguenza della nostra contemplazione di Lui
nell’intelletto, di Lui come è di per Sé stesso la Santissima Trinità, faccia a
faccia (cf.1Cor. 13,12) quando il velo sarà squarciato, quando dopo i sette
giorni della nostra vita terrena così breve, noi riposeremo in Lui in quel sabato
– come dice Sant’Agostino – che non ha fine.

“Signore Dio – scrive Sant’Agostino alla fine delle sue Confessioni – poiché tutto
ci avete fornito, donateci la pace. La pace del riposo, la pace del sabato, la
pace senza tramonto. Tutto questo stupendo insieme di cose assai buone, una
volta colmata la sua misura, è destinata a passare, esse ebbero un mattino e
una sera. Ma il settimo giorno è senza tramonto e non a caso l’avete santificato
per farlo durare eternamente, il riposo che prendeste al settimo giorno, dopo
compiute le vostre opere buone, assai pur rimanendo in riposo, è una
predizione che ci fa l’oracolo del Vostro Libro: noi pure, dopo compiute le
nostre opere buone e assai per Vostra generosità, nel sabato della vita eterna,
riposeremo in Voi. Possono alcune opere nostre essere buone, certamente per
Vostro dono, ma non eterne, eppure dopo di esse speriamo di riposare nella
Vostra immensa santità. Bene mancante di nessun bene, riposate eternamente
poiché Voi stesso siete il Vostro proprio riposo”.

Carissimi amici, la carità su questa terra ci porta al nostro fine ultime in Cielo
dove la fede diviene visione, la speranza il possesso e la carità il
completamento della nostra beatitudine eterna. E questa beatitudine eterna
consisterà prima nel nostro amore in Dio in Sé stesso e poi nel nostro amore
per noi in Dio, e così Dio sarà tutto in tutto, sarà glorificato da noi ed in noi
come deve essere glorificato da ogni creatura, secondo i Suoi disegni eterni nel
creare tutto l’universo. Amen.

Il vero amore

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

In una frase profetica, il grande filosofo, oratore romano, Cicerone dichiarò “due cose rivelano l’amante: che fa del bene all’amato e che sopporta la sofferenza di croce, e quest’ultima cosa è il segno più grande dell’amore”.
Similmente san Pietro Crisologo, Vescovo e Dottore della Chiesa, dice che l’Amore di Dio per l’uomo non sarebbe stato soddisfatto se non avesse sofferto fino alla morte per lui. Riteneva che fosse troppo poco se non avesse mostrato il Suo amore verso di noi tramite la sofferenza, e san Gregorio Nazianzieno scrive: in nessun altro modo l’amore di Dio per noi poteva essere dichiarato.
Seguendo san Bernardo, san Bonaventura asserisce, nel suo trattato “la vita mistica”, le parole seguenti: “Nella passione e nel rosso della Passione si rivela l’ardore della Carità grandissima ed impareggiabile – e continua – come rosa chiusa dal notturno gelo, quando il Sole Levante la riscalda, si apre tutta e dai petali aperti mostra, nella sua porpora, un ardore giocondo, così il delizioso Fiore del Cielo, l’ottimo Gesù, che nelle lunghe età da dopo il Peccato di Adamo era chiuso dal freddo notturno, e non somministrava ancora pienezza di grazia ai peccatori finalmente, avvicinandosi la pienezza dei tempi, acceso dai raggi dall’Amore ardententissimo, si aprì tutto in ogni parte del Suo Corpo e la Fiamma della Rosa d’Amore rifulse nel rosso vivo del Sangue”.
Quando Nostro Signore Gesù Cristo + il cui Nome sia sempre Benedetto, ci chiede oggi di amarLo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, ci chiede di amarLo fino alla sofferenza, il segno più grande dell’amore.
Di tenere i Suoi comandamenti fino al punto che ci fa soffrire lottando contro la nostra natura caduta, nei nostri desideri bassi e meschini, la nostra riluttanza di fare grandi sforzi compiendo i doveri nel nostro stato di vita, anche quando si sembrano insopportabili, facendo quel lavoro che è, nelle parole di santa Teresina ispirate dalla Sacra Scrittura, fra tutti il più penoso e che consiste in quello che si intraprende sopra se stessi per arrivare a vincersi, e infine, accettando ed offrendo a Dio, per l’intercessione della Madonna, senza lamentarsi, tutti gli sconforti, tutti i dolori e tutte le sofferenze che Dio, nei Suoi disegni e nel Suo amore insondabili per noi, si degna di mandarci per Amore di Lui, per glorificare il Suo Santo Nome e per la nostra eterna beatitudine.
Amen

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo.