I sensi interni

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

I sensi

Non siamo altro che ‘servi inutili’: inutili perché non abbiamo altra utilità se non per servire: per essere strumenti nelle mani del Maestro per compiere buone opere. Queste opere saranno buone, saranno persino le Sue opere, se ci saremo fatti di noi stessi buoni strumenti, se ci saremo consegnati interamente al Suo servizio.

Come ci faremo dunque ad essere buoni strumenti, strumenti efficaci nelle mani del Maestro? Tramite un lavoro assiduo su noi stessi: cioè principalmente sull’anima, essendo l’anima il principio della vita e dell’attività umana. Ora l’anima ha quattro facoltà: i sensi (esterni ed interni) e le passioni (emozioni) (facoltà che condividiamo con gli animali); e poi l’intelletto e la volontà (facoltà che condividiamo con gli angeli).

I sensi interni

Nel corso delle meditazioni sulla vita interiore, più particolarmente sul lavoro da compiere su se stessi, abbiamo prima considerato i sensi esterni. Passiamo adesso a guardare quegli interni. Ora i sensi interni sono due: la fantasia e la memoria. Mentre la memoria è indipendente dalla fantasia, la fantasia dipende tipicamente dalla memoria, tirando immagini da questa fonte di ricordi ricca e feconda, per combinarle e manipolarle come a noi piace.

Questi sensi esistono per fornirci della materia su cui possiamo operare; ci permettono anche di comunicare piacevolmente con altrui, servendoci di immagini amene e vivide prese dall’esperienza di vita. Comunque ci sono due pericoli inerenti all’uso di questi sensi che vale la pena da evocare.

Il primo è la perdita di tempo e di energie.

Il malinconico guarderà indietro su avvenimenti o periodi della vita quando le cose non andavano bene, su peccati, su fallimenti reali o immaginari: e di nuovo si considera come vittima, e si rattrista. Si sofferma sul negativo, si lascia affondare in un declino psichico; il superbo, invece, guarderà indietro sui suoi successi, reali o immaginari, medita sui doni naturali o sovrannaturali ricevuti, si indulge in autocompiacimento, egoismo, o arroganza; l’irascibile si nutrirà dell’ira alla memoria di offese; il libidinoso si pascerà sul pascolo della sensualità.

Quanto tempo si perde con tali fantasticherie, chiudendosi nel proprio mondo privato e suonando ripetutamente come un pezzo di musica o come un filmato i ricordi del passato! Quanto tempo prezioso, quante energie si perdono, che si sarebbero potute applicare a qualche utile attività: come fare del bene a qualcheduno o a se stessi, pregare, o semplicemente alzare il cuore a Dio, se questi pensieri ci vengono mentre camminiamo o lavoriamo. Così si sarebbero anche potuti guadagnare meriti per l’eternità. Bisogna dunque uscire da se stessi, dal mondo del passato: oscuro, difficile da comprendere e da valutare, prestandosi ad essere modellato secondo al temperamento del soggetto e ai propri sentimenti passeggeri.

Se il primo pericolo è dunque la perdita del tempo, l’inerzia, l’omissione, il secondo è il peccato.

Il malinconico si lascia scoraggiare, divenire pusillanimo, perdere fiducia in Dio, abbandonare la speranza; il superbo, l’irascibile, il libidinoso, si indulge nel vizio che lo caratterizza. Peccati mentali si commetteranno e spingeranno ad azioni. La fantasia crea sceneggiature dove il sognatore si immagina vittima, adulato, vendicatore, amante.

Il demonio entra per alzare il volume della musica, per così dire, o del filmato, per intensificare il colore delle immagini, per sopraffarci con quei ricordi vani e vuoti affinché viviamo nel passato o in un futuro immaginario, e giammai nel presente dove la salvezza si deve realizzare. Persino il cattolico impegnato a condurre una buona vita, o un vita migliore, o che vuol dare tutto per condurre la vita la migliore che possa, si può catturare queste reti del nemico, estese per coglierlo all’insaputa nell’uso dei sensi interni. Peccati passati, mancanze, errori, le sciocchezze della giovinezza assieme a tutte le sue inettitudini diverranno materia non per un resoconto sobrio e realista, ma per l’interna angoscia. ‘Cosa ho fatto della mia vita? Dovrò dare un conto di tutto quello nel giudizio, forse presto’. E così l’anima viene trascinato via da Dio, dal Creatore, dal Padre Celeste, di Cui il figlio prodigo dubita dell’amore, via dal Figlio Divino Che ha dato la vita per salvarlo, e che ha dato tutto per assicurargli l’eterna felicità. Falsa umiltà, che è piuttosto l’orgoglio, lo fa bramare di aver vissuto una vita perfetta, ma perché? per amor di Dio o per amor di sé? Sorge un senso di disperazione: tutto è perso, tristezza costante, uno spirito abbattuto, sconsolabile.

Bisogna gettare le nostre preoccupazioni su Dio e prendere coraggio. Viviamo nel presente: il presente è adesso. Il valore del passato è che ci insegna come agire nel presente e nel futuro. Le pene che ci portano le offriamo a Dio; alla luce del passato diveniamo umili, illuminati da uno spirito di compunzione, consapevoli della nostra debolezza, ma calmi, sereni, ed allegri.

Per quanto riguarda la memoria e la fantasia, impariamo a rigettare subito pensieri immorali, e non trattenerli né con la fantasia né con la volontà. Lo stesso vale per pensieri inutili, su cui osservano i santi che la mortificazione di pensieri inutili è la morte di pensieri immorali.

Il rimedio più efficace per superare i pericoli inerenti a questi due sensi è di applicarci con serio e con attenzione alle faccende del momento: studi, lavoro, impegni quotidiani; e se la mente è libera, alziamola a Dio. Proviamo a fare bene queste attività, guidando la memoria e la fantasia in modo forte con l’intelletto e la volontà.

In fine, popoliamo la memoria delle belle immagini della Sacra Scrittura e degli scritti sublimi dei santi – l‘immagine della Rosa rossa della Passione del Signore, quella di Nostra Signora, Stella del Mare, alzata lontano al di sopra dell’oceano tempestoso di questo mondo: chiamandoci via dal passato e dai peccati del passato, alla gloriosa aurora della vita eterna. Amen.

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.