Il modernismo

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Nostro Signore Gesù Cristo pianse su Gerusalemme, ricordandoci delle parole del Suo profeta Geremia: Jerusalem, Jerusalem, convertere ad Dominum Deum tuum. I giudei non avevano ascoltato i loro profeti, bensì l’avevano uccisi e si sono riuniti contro Dio e contro il Suo Cristo: il Messia prenunziato di profeti, l’erede della vigna che era affidata ai giudei, e si sono detti: ‘Venite, uccidiamo l’erede e la vigna sarà nostra’. Al tempo del profeta c’era tempo per la conversione; adesso non c’è più: Gerusalemme sarà circondata dai suoi nemici e sarà distrutta assieme ai suoi figli, e non lasceranno pietra su pietra.

Coloro che hanno detto: ‘Il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli’ saranno puniti attraverso i secoli (fino alla loro conversione negli ultimi giorni del mondo); coloro che hanno detto ‘Non abbiamo altro re che Cesare saranno consegnati ai loro Cesare: a Vespasiano ed a Tito, che devasteranno le loro città; e coloro che avevano temuto che tutti si sarebbero convertiti a Cristo e che i romani avrebbero tolto loro il potere, vedranno verificate le loro paure a causa del loro tradimento del Messia.

Ed il Signore della vigna la toglierà da loro e la darà ad altri; la Vecchia Alleanza sarà abolita e sostituita dalla nuova; la sinagoga sarà sostituita dalla Chiesa Cattolica, e Gerusalemme sarà sostituita da Roma come visione di pace.

E se il Signore Gesù Cristo, di Cui il Nome sia sempre benedetto al di sopra di ogni altro nome, potesse ancora soffrire, non piangerebbe di nuovo sulla città che ha sostituita Gerusalemme? Perché questa città, già da più di 50 anni viene castigata in molti modi, di cui guarderemo solo tre: 1) gli scandali del clero (che un senso di decenza non ci permetterà di esporre in dettaglio); 2) la soppressione universale del rito antico (anche se grazie al coraggio e alla saggezza di papa Benedetto sta inesorabilmente tornando); 3) lo spirito di vertigine nei luoghi alti della Gerarchia e nel clero nell’abbandonare la vera Fede cattolica e sostituirla con un umanesimo leggermente colorito dal cristianesimo: un umanesimo sorridente dietro al quale si nasconde il principe delle menzogne, un umanesimo conforme alla natura caduta: facile da vivere, piacevole all’uomo, spiacevole a Dio.

Quale parte di questo nuovo umanesimo, vogliamo evocare brevemente qualche dogma negato oggigiorno da vari uomini della Chiesa, nonché dai fedeli: La Risurrezione nel senso letterale del termine; La natura sacrificale della santa Messa; la Presenza Reale (e non solo simbolica) del Signore nel Santissimo Sacramento dell’altare; i dogmi mariani assieme a tutti i privilegi sublimi della gloriosissima Madre di Dio; il Peccato Originale; la realtà storica di Adamo ed Eva, i nostri protoparentes; l’esistenza del Demonio e dell’Inferno; il dogma: Extra Ecclesiam nulla salus con tutte le sue conseguenze per la necessità della conversione degli ebrei, dei protestanti, e di tutti i non-cattolici, assieme all’inanità dell’ecumenismo; e l’indissolubilità del matrimonio.

Quale parte di questo nuovo umanesimo vogliamo accennare pure ai precetti morali non più predicate, e per questo effettivamente negati: che i peccato seguenti sono tutti mortali: ogni peccato contro la purezza, da soli o con altri, anche nel caso dei sedicenti ‘divorziati-risposati’; la mancanza alla santa Messa domenicale (se non fosse impossibile a causa di malattia etc.); la santa Comunione nello stato di peccato mortale.

Così la nostra Fede e Morale vengono tradite: per testimoniare, difendere, e conservare le quali i nostri antenati non hanno esitato di subire la tortura e la morte.

Il nostro compito, carissimi fedeli, e di conoscere la nostra Fede, rigettare l’eresia, e seguire la Verità. La situazione attuale della Chiesa non ci deve agitare ne spingere alla rabbia, ne alla tristezza, ne allo scoraggiamento. Perché lasciar espandere questo male anche nei nostri cuori? La Barca della Chiesa è in un mare turbolento, ma il Signore sta nella barca con noi: Cum ipso sum in tribulatione. Egli vuole che manteniamo la pace: tutto passerà. Non ci preoccupiamo delle cose che passino, ma delle cose che durino: le cose eterne.

Recitiamo il Rosario, facciamo il ringraziamento dopo la santa Comunione, pratichiamo sempre la Presenza di Dio, troviamo il tempo ogni giorno di fare una meditazione sulle Sacre Scritture, e sui misteri della Fede. Compiamo coscienziosamente i doveri del nostro stato di vita. Tutto questo ci porterà la pace, ma, ancor più importante, ci avvicinerà e ci unirà più strettamente e più intimamente a Nostro Signore Gesù Cristo, Nostro Salvatore e Nostro Dio, e la nostra unica Speranza in tutta l’Eternità.

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