Magnificat

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Giunta alla casa di santa Elisabetta, la Madonna la saluta, e santa Elisabetta le risponde; ma ad un livello più profondo che la comunicazione umana fra le due santissime donne, avviene una comunicazione spirituale tra i loro figli. La presenza di nostro Signore Gesù Cristo nel grembo celeste della Sua Gloriosa Madre si manifesta infatti al Suo cugino e lo riempie dello spirito di profezia, così che, esultando nel grembo di santa Elisabetta, annunzia l’Avvento del Signore. Questa esultazione (saltare) del Battista è profetica anche in un secondo senso, in quanto prefigura il proprio martirio, che avverrà tramite la danza (saltare) di Salome, figlia di Erodiade.

Magnificat anima mea Dominum. Trenta anni più tardi san Giovanni Battista applicherà la stessa parola al Signore: Magnificari oportet: Egli deve crescere. Letteralmente significa che il Signore deve essere ‘fatto grande’, cioè sulla terra: Egli Che è infinitamente grande in Cielo deve essere ‘fatto grande’, o glorificato, anche sulla terra: la Sua Volontà, che è di essere glorificato dal creato intiero, deve essere fatta come in Cielo, così in terra.

Dio in fatti è di per Se Stesso infinitamente grande. Nel primo vespro di domenica (Salmo 144) cantiamo: Magnus Dominus et laudabilis nimis, et magnitudinis eius non est finis: Grande è il Signore e grandemente da lodare, e della sua grandezza non c’è fine. Orbene, quando la Madonna loda ( adora) o glorifica il Signore, Lo glorifica per la Sua infinita grandezza: la grandezza che Gli appartiene di per Se Stesso, ma anche per la grandezza che Egli manifesta nell’Incarnazione.

San Tommaso d’Aquino insegna che niente nel creato è grande o perfetto in assoluto, in quanto qualunque cosa creata potrebbe godere di un grado più alto di perfezione, ma che ce ne sono tre eccezioni: tre cose nel creato che sono perfette nel senso assoluto del termine. Queste tre cose sono: 1) L’Incarnazione; 2) La Divina Maternità; 3) la Visione Beatifica. Queste cose, poiché così intimamente collegate a Dio, sono grandi e perfette nel senso assoluto, e per quello si elevano per così dire al di sopra di tutto il resto del creato: degli Angeli, degli uomini, e dell’universo intiero insieme.

Il cantico Magnificat esprime non solo la grandezza di Dio e la grandezza della Sua operazione nell’Incarnazione, ma anche l’umiltà della Madonna. La Madonna rivelò a santa Brigida che più alto fu alzata da Dio, più basso scendeva sull scala dell’umiltà, sapendo che di per Se Stessa non era niente. Le parole del Magnificat esprimono la sua umiltà nel modo che spiega san Bernardo: ‘Tu’ (lei dice a santa Elisabetta) ‘magnifichi la Madre del mio Signore; la mia anima, invece, magnifica il Signore. Tu dichiari che tuo figlio salta per gioia alla mia voce, ma il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore… Tu dice che colei che ha creduto è benedetta, ma la causa della mia fede e della mia beatitudine è lo sguardo della Bontà Celeste sull’umiltà della Sua ancella: per questo tutte le generazioni mi chiameranno benedetta’.

Osserviamo qua che l’umiltà della Madonna si manifesta anche nel fatto che non dice che Dio abbia guardato lei, ma piuttosto la sua umiltà. Infatti si è completamente identificata colla propria umiltà. A questo riguardo il Signore mostrò a santa Brigida un’immagine di una donna in un atteggiamento di abbassamento spirituale e disse: ‘Questa è l’Umiltà, e il suo nome è Maria’.

Magnificat anima mea Dominum. Padre Cornelius à Lapide (su cui questo articolo si appoggia particolarmente) scrive: ‘Non solo la mia lingua, né solo la mia mano, bensì la stessa mia anima con tutto la sua forza magnifica Dio, poiché dagli aditi più intimi della mia anima, con tutte le potenze della mia mente, lodo e glorifico Dio. Adopero ed interamente dedico tutta la forza della mia anima alla Sua lode, così che il mio intendimento contempla Lui solo, la mia volontà ama e celebra nessun’ altro che Lui, la mia memoria si trattiene su niente se non su di Lui, la mia bocca parla di niente e non celebra niente se non Lui, la mia mano compie solo quelle cose che tendano al Suo servizio, i miei piedi si muovono solo verso ciò che tende alla Sua gloria’.

In una parola, dunque, l’essere intiero della Madonna glorifica il Signore in questo suo cantico ed in tutto ciò che lei fa. Aggiungiamo che questa gloria è la più grande che venga resa a Dio dal creato, in quanto la Madonna è l’essere razionale la più perfetta del creato, e in quanto lei più perfettamente compie il fine per cui è stata creata di tutte le altre creature: cioè la gloria di Dio.

La parola ‘anima mea’ si può anche intendere in un altro senso, cioè del Signore Stesso. Il Signore è la sua anima nel senso che Lui è ciò che è di più prezioso e di più intimo a le. In questo senso viene intesa (tra le varie altre interpretazioni) anche la frase del profeta Simeone: ‘Una spada trafiggerà pure la tua anima’: cioè la lancia trafiggerà il lato del Suo diletto Figlio dopo la Sua morte in croce. Dire che nostro Signore Gesù Cristo magnifica Dio, esprime il fatto che il Verbo Incarnato glorifica Dio Padre: ciò che è naturalmente il fine primario dell’Incarnazione, della Vita terrena, e della Morte di Lui, e ciò che Lui, e Lui solo, può fare in modo perfetto nel senso assoluto.

Et exsultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Come san Giovanni Battista esulta in presenza del Signore, così anche la Madonna al momento dell’Incarnazione. Ora ‘l’esultazione’, scrive Eutymio, ‘è per così dire, una gioia intensificata che fa che il cuore salti veementemente coll’eccesso di gioia e si alzi in alto’. Quanto al grado di una data gioia, esso corrisponde al grado del bene posseduto, così che la gioia che è conseguente sul possesso di Dio supera nel suo grado qualunque altro tipo di gioia che ci sia.

La gioia della Madonna al momento dell’Incarnazione supera quella di san Giovanni, invece, in modo eccelso, in quanto lei all’Incarnazione viene in possesso di Dio in modo eccelso: generando dalla propria carne per operazione diretta di Dio il Verbo Stesso di Dio; e così entrando in una relazione del tutto intima e sublime con ogni membro della Santissima Trinità: Figlia diletta del Padre, Sposa dello Spirito Santo, e Madre del Verbo Divino. Alla sublimità eccelsa dell’unione a Dio corrisponde la sublimità eccelsa della sua gioia.

A causa di questa unione e di questa gioia sublimi, alcuni teologi non hanno esitato di asserire che la Madonna al momento dell’Incarnazione avesse goduto della Visione Beatifica. Anche se è dogma che la Visione Beatifica si può godere solo nella prossima vita, alcuni padri della Chiesa hanno sostenuto che ci fosse fatta un’eccezione nel caso di san Paolo, al momento della sua conversione sulla strada a Damasco, dove lui ha parlato di ‘un uomo rapito al terzo cielo’. Se hanno ragione su questo, come potremmo negare che la Madonna, la più grande di tutti santi, avesse potuto godere anche lei di questo insigne privilegio, ossia al momento dell’Incarnazione?

Quanto all’alzarsi in alto dello spirito della Madonna, ce lo possiamo figurare come un genere eccelso di estasi o di rapimento superiore all’estasi, in quanto, secondo la parola di santa Geltrude, la Madonna è ‘al di sopra di ogni estasi’. Dice padre Cornelius à Lapide che ‘il suo spirito sembrò di saltare fuori del corpo per pura gioia per precipitarsi verso Dio; e forse lo avrebbe fatto se Dio non l’avesse trattenuto nel suo corpo colla propria potenza. Così che quando finalmente morì, non morì di malattia, ma solo di amore, di gioia, e di desiderio di vedere il suo Figlio, come sostiene Suarez ed altri teologi’. Sant’ Ildefonso scrive che la Madonna o non doveva morire o doveva morire di puro amore. Si può argomentare come sopra, che se altri santi sono morti di puro amore, lei, la più grande di tutti santi, non sarebbe potuta morire in altra maniera.

Inoltre, come dice sant’Alberto Magno, questa esultazione non era transeunte, bensì rimaneva come abitudine per tutta la sua vita, e che a causa di questa esultazione continua in Dio, lei era completamente morta al mondo ed a questa vita mortale, così che la sua vita era sempre nascosta con Cristo in Dio, e, presente nella corte celeste, e dimorando sempre nel santuario di Dio, poteva dire in modo più eccellente che san Paolo o qualsiasi altra creatura: ‘Vivo io, ma non io, ma Cristo vive in me’.

Exsultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Ora la parola ‘Gesù’ significa Salvatore, e dunque l’esultazione dello spirito della Madonna era in Gesù Stesso, come un continuo e completo versarsi nel suo Divin Figlio. Ci ricordiamo a riguardo la parola del libro Habbakuk 3: ‘et exsultabo in Deo, Jesu meo’. In questo modo possiamo vedere l’esultazione della Madonna verso il suo Figlio come un eco lontano nel creato della Processione del Padre Eterno verso il Suo Figlio nel seno stesso della Santissima Trinità.

Sant’Agostino osserva che questi due primi versetti del Magnificat esprimono il nostro fine ultimo in Paradiso: di glorificare la Maestà di Dio e di godere della Sua infinita Bontà. ‘Poiché ci sono due cose che gli spiriti degli angeli e dei santi in quella fonte di Bene bevono nell’eterna contemplazione: cioè l’incomprensibile Maestà di Dio, e la Sua ineffabile Bontà: l’una che produce un sacro timore, l’altra l’amore. Venerano Dio per la Sua Maestà, Lo amano per la Sua Bontà’.

Amen. Deo Gratias.

 

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