La salvezza degli Ebrei

1. La dottrina perenne

Dio ha scelto Israele come il Suo popolo di predilezione: da quel popolo si voleva incarnare; presso quel popolo voleva stabilire il Suo Regno sulla terra e poi in Cielo per sempre. A questo fine strinse un patto con loro: creò una comunità – la sinagoga; un sacerdozio con un sacrificio di animali; la Fede nel Messia venturo; ed un mezzo per entrare nel Suo Regno che era la circoncisione.
Quando invece il Suo popolo diletto Lo rigettò, strinse un nuovo patto con gli uomini, che costituì una sostituzione ed un perfezionamento del patto antico. La sinagoga divenne la Chiesa; il sacerdozio con il sacrificio degli animali divenne il Suo proprio sacerdozio eterno con il sacrificio del Suo corpo in croce; la Fede nel Messia venturo divenne la Fede nel Messia venuto; e la circoncisione divenne il battesimo.
San Paolo descrive questo cambiamento chiaramente nella sua Lettera agli ebrei (VII-X) parlando della legge antica come ‘debole ed inutile’ (VII 18); dicendo del patto antico che ‘ciò che è fatto antico ed è invecchiato è vicino a scomparire’(VIII 13) e che il Signore ‘annulla quel di prima perché rimanga in piede il secondo punto’(X 9). Similmente descrive il tabernacolo anteriore come ‘figura’(IX 9); i componenti del sacrificio anteriore ‘simulacri’ (IX 23); e la legge antica ‘ombra’ (X 1).
Papa Pio XII, riferendosi a questi brani, scrive nell’enciclica Mystici Corporis (§ 205 ss.): ‘In croce morì la legge antica, che presto doveva essere sepellita e mortifera, per dar luogo alla nuova alleanza di cui Cristo aveva scelto gli Apostoli come ministri idonei’. Nella santa Messa dice il sacerdote alla consecrazione del vino Sanguinis mei novi et aeterni testamenti. Non c’è dubbio dunque che solo il nuovo testamento, il testamento nel Sangue del Signore, sia salvifice. Similmente Il prefazio del Santissimo Sacramento proclama: ‘Qui (Christus),remotis carnalium victimarum inanibus umbris, Corpus et Sanguinem suum nobis in sacrificum commendavit…’; ed il passaggio del Regno di Dio dagli ebrei alla Chiesa viene chiaramente espressa nella parabola dei vignaiuoli ribelli ‘…Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato ad un popolo che la farà fruttificare’(Mt XXI 43).
Evidentemente il patto antico, l’alleanza antica, la legge antica, il vecchio testamento, non è più efficace, anzi non esiste più: è stato sostituito dal nuovo che solo ormai ha il potere di salvare gli uomini.
La Chiesa insegna infallibilmente che Extra Ecclesiam nulla salus (Concilium Laterenense IV): che il battesimo e la Fede sono necessari alla salvezza. Ma gli ebrei non sono membra della Chiesa, non hanno né il battesimo né la Fede cattolica. Prima di Cristo avevano la circoncisione che serviva da porta al Regno di Dio ed avevano la Fede nel Messia venturo che era una Fede salvatrice perché indirizzata verso nostro Signore Gesù Cristo; ma con la sostituzione del vecchio patto dal nuovo, la circonsione fu sostituito dal battesimo, e la Fede nel Messia venturo non aveva più nostro Signore come oggetto e fu quindi vanificata e privata del suo valore.
La Fede nel Messia era salvatrice solo come Fede in nostro Signore: per quello Lui è venuto manifestarSi agli ebrei (Mt XV 24), e ha comandato ai Suoi apostoli di evangelizzare gli ebrei anche dopo la Resurrezione (Lc.XXIV 47, Atti I 8). E perché l’avrebbe fatto se il patto antico fosse sempre valido?
Ciò significa che il popolo di Israele sia stato definitivamente rigettato? Scrive san Paolo (Rm XI 1): ‘Io dico dunque: “Forseché Iddio ha rigettato il suo popolo?”, e risponde nel negativo, in quanto ‘i doni e la vocazione di Dio non son cose che soggiacciano a pentimento’ (Rm XI 29): cioè in quanto la grazia e la vocazione di Israele sono irrevocabili. La vocazione di Israele è irrevocabile, però, non nel senso che il patto antico sia sempre valido, bensì nel senso che ciò che fu offerto a loro tramite il patto antico, ossia la salvezza, è sempre offerto a loro da Dio, anche se tramite un patto nuovo.
La porta di salvezza, dunque, gli è sempre aperta – o individualmente o collettivamente alla fine dei tempi (Rm XI 25-7). La stessa dottrina si può esprimere in termini di un Israele spirituale: La vocazione di un Israele spirituale, l’Israele che crede in nostro Gesù Cristo, è irrevocabile; l’Israele carnale, invece, che si ostina ancor oggi a rifiutare Gesù, ‘è stato reciso dall’ulivo fruttifero per la sua incredulità’ (Rm XI 17).

2. La dottrina moderna

Un certo Lazare Landau scrive: ‘Nell’inverno del 1962, i dirigenti ebrei ricevevano in segreto, nel sottosuolo della sinagoga di Strasburgo, un inviato del papa… il padre domenicano Yves Congar, incaricato da Bea e Roncalli di chiederci, ciò che ci aspettavamo dalla Chiesa cattolica, alla vigilia del Concilio… la nostra completa riabilitazione, fu la risposta…’ (cfr. Itinéraires 1990 n.22 p.1-20, e la biografia di Nahum Goldmann, Staatsman ohne Staat p.378, vide Sì si no no, 31. gennaio 2016).
Quali cambiamenti si trovano nell’atteggiamento ufficiale della Chiesa verso gli Ebrei susseguentemente all’anno 1962? Nel documento conciliare sugli ebrei Nostra Aetate (4.6) viene detto: ‘Gli ebrei in grazia dei padri rimangono ancora carissimi a Dio i cui doni sono senza pentimento’. Questa frase, tolta dal suo contesto, suggerisce prima facie che il patto antico sia sempre in vigore. Lo stesso viene insinuato dal Novus Ordo Missae nelle preghiere del Venerdì santo: «Preghiamo per gli ebrei: il signore Dio Nostro, che le scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua Parola, li aiuti a progredire sempre nell’amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza». Similmente papa Giovanni Paolo II nella sinagoga di Magonza nel 1980 parlava dell’ ‘Antica Alleanza mai revocata’, affermazione ripresa nel Nuovo Catechismo del 1993 (n.121); mentre la Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo del dicembre 2015 ne fa un passo ulteriore, prendendo come titolo del documento: ‘Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili’.
Riguardo alla dottrina nuova nel suo senso prima facie, bisogna dire che non corrisponde al dogma cattolico sulla salvezza né, più precisamente, alla dottrina cattolica sugli ebrei, secondo
il magistero costante ed universale della santa Madre Chiesa.

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