Il Buon Samaritano

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

San Luca è stato chiamato l’evangelista della Misericordia di Dio, in gran parte a causa delle Parabole che si trovano nel suo Vangelo come quella del Buon Samaritano e del Figliol Prodigo. Ora, quando leggiamo la Parabola del Buon Samaritano nella luce dei Padri della Chiesa, vediamo che questa Parabola parla della Misericordia di Dio nel contesto di tutta la storia della Salvezza, come adesso vedremo insieme.
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico qui Gerusalemme, che significa “visione di pace” rappresenta, secondo i Padri, il Paradiso terreno, il Giardino di Eden, e Gerico che significa “Luna” rappresenta il mondo in cui tutto è mutabile, è instabile come la Luna stessa, l’uomo rappresenta Adamo e la discesa da Gerusalemme a Gerico è la caduta di Adamo all’occasione del Peccato Originale, e incappò nei briganti che lo spogliano e lo feriscono e lo lasciano tramortito.
Questi briganti sono, nelle parole di sant’Ambrogio, gli “angeli della notte e delle tenebre” che dopo il Peccato Originale hanno spogliato Adamo dei doni sovrannaturali che aveva ricevuti da Dio e l’hanno lasciato nello stato della natura caduta, dove è difficile conoscere la verità, agire bene, compiere i nostri doveri, dove è facile essere attratti e sedotti dalle nostre emozioni.

Cosa succede adesso nella Parabola?
Un sacerdote lo vede e passa, un levita lo vede e passa. San Giovanni Crisostomo interpreta il sacerdote come il sacrificio dell’Antico Testamento, il levita come la Legge dell’Antico Testamento, ne l’uno ne l’altro poteva guarire l’uomo caduto e dunque, nella storia, tutti e due passano senza fermarsi.
Un samaritano che percorreva la medesima strada si avvicinò a lui e vedendolo provò una compassione per lui, questo samaritano è nessun altro che Cristo stesso, anch’Egli scende da Gerusalemme a Gerico, ossia, dal Paradiso a questo mondo e porta con se il rimedio di cui l’uomo caduto ha bisogno, che nessuno prima di Lui nell’Antico Testamento poteva dargli: avvicinandosi gli ha fasciato le ferite, cosparso olio e vino e mettendolo sul suo cavallo, lo condusse all’albergo ed ebbe cura di lui.
Questa frase ci parla del rimedio portato dal Signore: l’olio e il vino sono i Sacramenti, l’olio simbolizza il Battesimo, la Cresima, il Sacerdozio e l’Estrema Unzione, il vino simbolizza la Santa Eucaristia, il fasciare simbolizza i Comandamenti, il cavallo, secondo tutti i Padri, è la sacra umanità di Nostro Signore + mediante la quale siamo salvati.
Beda il Venerabile, commenta: “fu conveniente che egli lo pose sul suo cavallo e lo guidava così, poichè nessuno che non sia unito a Cristo tramite il Battesimo entrerà nella Chiesa”.

L’albergo, dunque, simbolizza la Chiesa e san Giovanni Crisostomo spiega: “l’albergo è la Chiesa che accoglie i viaggiatori, che son stanchi del loro viaggio attraverso il mondo e oppressi dal peso dei loro peccati, dove il viaggiatore stanco viene sollevato quando depone il peso dei suoi peccati e viene ristorato con nutrimento salutare, e questo significano le parole “quando ebbe cura di lui” perchè tutto ciò che è fuori è conflittuale, dannoso e male mentre, dentro dell’albergo c’è tutta pace e salute”.
Quanto ai due danari questi possono significare i Comandamenti della Carità verso Dio e verso il prossimo, o la promessa della vita presente e la vita futura, da altre interpretazioni.
In breve allora, Nostro Signore Gesù Cristo + ci descrive in questa Parabola tutta la storia della nostra Salvezza: Adamo ha peccato ed è caduto, e con lui tutta l’umanità, Iddio alla vista della sua miseria fu commosso dalla Misericordia, scende dal Cielo e assume la nostra umanità che diviene il mezzo della nostra salvezza, Ci dona i Comandamenti e i Sacramenti, Ci conduce nella Chiesa che ci darà il rifugio fin quando Egli tornerà. Tutta la Parabola parla della Misericordia di Dio e la nostra reazione dovrebbe essere quella della gratitudine verso Dio e il desiderio di amare Dio e il nostro prossimo come Dio ci ha amati.
Ma chi è il mio Prossimo? chiede lo scriba. La parabola ci insegna che il nostro Prossimo è colui che incontriamo sulla strada della nostra vita e che soffre.
Riflettiamo un attimo, ognuno di noi, c’è qualcuno a cui sono vicino che ho incontrato e che soffre, che ha bisogno di me, che ci ha chiesto soccorso che non abbiamo ancora dato, soccorso fisico, spirituale, consiglio, preghiera, o semplicemente tempo per ascoltare le sue sofferenze? Questa persona è il nostro Prossimo, non lo trascuriamo!
C’è un’altro livello ancor più profondo nella Parabola, perchè la persona sofferente è Cristo stesso. Stiamo quindi ben attenti ai nostri doveri perchè, come Nostro Signore ci dice nel Vangelo di san Matteo: “in quanto hai fatto questo buon atto ad uno dei più piccoli dei miei fratelli, lo hai fatto a me”

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti
Sia lodato Gesù Cristo +

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