Espiazione

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In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.

In questo tempo pasquale proseguiamo la nostra breve serie di meditazioni
sulla Santa Messa.
La Santa Messa essendo il Santo Sacrificio del Calvario, ha quattro finalità:
quella di lode, quella di ringraziamento, quella di espiazione e quella di
supplica.

Guardiamo oggi la natura espiatoria della Santa Messa, la settimana prossima parleremo della sua natura supplichevole.
La Santa Messa è espiatoria nel senso che è un Sacrificio di espiazione,
propiziazione, riparazione per i peccati degli uomini, rimette la loro colpa e le
loro pene, placa l’ira divina (cfr Sofonia 1,15-16) contro di loro. Gli uomini che
ne profittano, ossia che ne traggono benefici, sono sia vivi quanto defunti: i
vivi che hanno peccato e i morti in Purgatorio.

Quale esempio della Preghiera per i vivi prendiamo il Confiteor:
« Confiteor Deo Omnipotenti, beatae Mariae semper Virgini, beato Michaeli
Archangelo, beato Ioanni Baptistae, sanctis Apostolis Petro et Paulo, omnibus
Sanctis et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, verbo et opere, mea
culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Ideo precor beatam Mariam semper Virginem, beatum Michaelem Archangelum, beatum Ioannem Baptistam, sanctos Apostolos Petrum et Paulum, omnes Sanctos et vos, fratres, orare pro me ad Dominum Deum nostrum. »
Questa Preghiera, come ben sappiamo, viene pronunziata prima dal
celebrante e poi dai fedeli. Nel Rito anteriore alla forma del 1962 viene sempre
ripetuta da tutti e due (celebrante e fedeli) anche prima della Comunione.

La confessione (confiteor) viene fatta non solo a Dio ma anche a tutti i Santi
affinché – nelle parole di Dom Guéranger – “quelli ai quali mi confesso chiedano perdono per me e con me: la Beatissima Vergine Maria, San Michele Arcangelo custode delle anime nostre specialmente in punto di morte, il precursore del Signore San Giovanni Battista, i Principi degli Apostoli Santi Pietro e Paolo e tutti i Santi. Essi sono la mia difesa nella partecipazione dei meriti attraverso la
Comunione dei Santi.”
Il pentimento del peccatore mentre ripete tre volte il “mea culpa”battendosi il petto con la mano, lo mette in disposizione più degnamente di partecipare ai
Sacri Misteri e di ricevere il perdono misericordioso di Dio. Di fatti la preghiera:
“†Indulgentiam, absolutionem et remissionem ” che segue il Confiteor è un
sacramentale che muove Dio ad imprimere nel cuore del penitente, sopra il
quale viene recitata, quel movimento di contrizione sincera che gli merita la
remissione dei suoi peccati veniali; si noti anche che questa Preghiera ha
efficacia bastante per ottenere la remissione dei peccati a chiunque, in pericolo di morte, si trovi nell’impossibilità di fare una Confessione sacramentale.
Le parole dell’assoluzione, secondo un pio autore, risuonano nelle anime
come un indescrivibile sollievo.

Quale esempio di una Preghiera per i Morti prendiamo il Memento dei
Defunti. San Giovanni Crisostomo traccia la Commemorazione dei Defunti fin dai
tempi Apostolici; già dalla fine del secondo secolo ne parla Tertulliano; ed
anche Sant’Agostino parla delle Preghiere per loro al momento del Sacrificio
della Santa Messa.
– Meménto étiam, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum qui nos
præcessérunt cum signo fídei et dórmiunt in somno pacis… –“Ricordati anche, o Signore, dei tuoi servi e delle tue serve, che ci hanno preceduti contrassegnati con il segno della fede e dormono il sonno della pace”.

Il segno della fede è il Battesimo, il sonno della pace è la Comunione dei
Santi:- Ipsis, Dómine, et ómnibus in Christo quiescéntibus, locum refrigérii,
lucis et pacis, ut indúlgeas, deprecámur. Per eúmdem Christum Dóminum
nostrum. Amen. –” Ad essi Signore e a tutti quelli che riposano in Cristo, concedeTe Ve ne preghiamo, il luogo di refrigerio, luce e pace. Per il medesimo Cristo, Signore nostro. Amen”.

Il riposo in Cristo significa l’unione delle Anime del Purgatorio a Cristo, come Capo del Corpo Mistico della Chiesa; il luogo di refrigerio, luce, e pace è il Paradiso dove, nelle parole dell’Apocalisse: non c’è ne lacrime, ne gemini ne
afflizioni.

Alla fine di questa Preghiera il Celebrante inchina il capo, un gesto che non è previsto nelle altre Orazioni perché è come una istanza maggiore – spiega Dom Guéranger – sembra che la loro prigione si apra per lasciare penetrare in essa rugiada, luce, e pace: Rugiada negli ardori del fuoco, luce nelle tenebre delle loro sofferenze purgative, pace nel desiderio che interamente le consuma di ricongiungersi a Dio.
In questa istanza, dunque, molte Anime vengono liberate dal Purgatorio e
ammesse in Paradiso, ed altre vengono consolate dalle grazie infinite del Santo Sacrificio della Messa.

Il Celebrante rompe il silenzio del Canone con una Preghiera per noi, miseri
peccatori: “Nobis quoque peccatóribus fámulis tuis, de multitúdine
miseratiónum tuárum sperántibus….” / ” Anche a noi peccatori, Tuoi servi, che
riponiamo la nostra fiducia nella Tua infinita misericordia….”, ricordando che
un giorno saremo, probabilmente, anche noi gli abitatori di quei luoghi
tenebrosi, di sofferenza, colmi di debolezze che siamo in questa vita e
circondati dai pericoli, e così la luce celeste che si versa sul Purgatorio si
riversa anche su di noi.

Così la luce celeste si versa dunque dalle sacre Piaghe del Signore, tre volte
Benedetto, sulle tenebre del Purgatorio e le tenebre di questo mondo
passeggero e decaduto, per purificarci dei nostri peccati e per avvicinarci a Lui che è la fonte e il Padre delle luci, come abbiamo sentito nell’Epistola di oggi di San Giacomo (1,17-21), presso cui non c’è mutamento né ombra di variazione.

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.

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