La morte

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+ In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen

“E quel gentiluomo conosciuto come persona divertente e anima della compagnia, ora dov’è?

Se entrate nella sua stanza, ora non c’è più; se cercate il suo letto, è stato occupato da un altro, le sue vesti, le sue armi, altri se le sono già prese e divise; se volete vederlo affacciatevi a quella fossa, dove si è trasformato in sozzura, in ossa prive di carne.

E così sarà anche per te, e in quella stanza nella quale tu avrai esalato l’ultimo respiro e sarai stato giudicato da Gesù Cristo +, si ballerà, si mangerà, si giocherà e si riderà come prima. E l’anima tua allora, dove sarà ?”

Mettiamoci carissimi, nell’immaginazione sul letto di morte e guardiamo ciò che avremo cambiato nella nostra vita. Ringraziamo il Signore per il tempo che ci ha concesso adesso, per mettere a regola la nostra vita, cominciamo con questo lavoro di conversione anche oggi.

“Davvero non vi è realtà più preziosa del tempo, ma non vi è oggetto meno stimato o più disprezzato dagli uomini del mondo: osserva un fannullone che si intrattiene ore intere sulla strada a guardare i passanti e far discorsi osceni, o a parlare di cose inutili. Se gli domandi che cosa stia facendo ti risponderà: “faccio passare il tempo”.  Poveri ciechi! Perdono tanti giorni, ma sono giorni che non torneranno più.

O tempo disprezzato! tu sarai la realtà maggiormente desiderata dagli uomini di mondo al momento della morte. Desidereranno allora un altro anno, un mese, un giorno, ma non l’avranno.

San Lorenzo Giustiniani afferma che ognuno “Sarebbe disposto a sacrificare le ricchezze, gli onori, i piaceri in cambio di una sola misera ora, ma questa ora non gli sarà data. Il sacerdote assistendo al letto già sta dicendo: ‘Parti anima di cristiano da questo mondo'” – proficiscere anima Christiana de hoc mundo – , mentre l’anima nostra sta per uscire dal corpo, come un uccello bianco lottando per liberarsi dal gabbio del corpo, ma noi non saremo in grado di indirizzarla dove vogliamo, volerà dove volerà: in Paradiso o all’Inferno.

E poi l’ingiusto si accorgerà che gli è preclusa la possibilità di compiere alcun bene: per questa ragione esclamerà, tra le lacrime: “Come sono stato stolto! Tempo perso! Vita stessa persa! Anni persi nei quali avrei potuto farmi santo, ma non l’ho fatto, ed ora non c’è più tempo di farlo.”

Ma a che serviranno questi lamenti e questi sospiri? – chiede sant’Alfonso, da cui libro Apparecchio alla Morte questo articolo si ispira, – allora che sta per chiudersi la scena, la lampada è sul punto di spegnersi, e il morente si avvicina al momento decisivo dal quale dipende l’eternità.

Gesù mio, Voi avete speso tutta la Vostra vita per salvare l’anima mia. Non c’è stato nessun momento della Vostra vita in cui non Vi siate offerto per me all’Eterno Padre per ottenermi il perdono e la salvezza eterna. Ed io ho vissuto per molti anni in questo mondo e quanti ne ho spesi finora per Voi? Tutto quanto mi ricordo di aver fatto, mi da rimorso di coscienza. Il male è stato molto, il bene compiuto troppo poco e troppo pieno di imperfezioni e di tiepidezze, di amor proprio e di distrazioni.

Non permettete che io perda più questo tempo che Voi mi date per Vostra misericordia. Ricordatemi sempre, amato mio Salvatore, l’Amore che mi avete portato, e le pene che avete patito per me, fate che io mi scordi di tutto, affinchè, in questa parte di vita che mi resta, io non pensi ad altro che amarVi e compiacerVi, datemi la santa perseveranza, affido tutto ai meriti del Vostro Sangue e confido nella Vostra intercessione o Maria, cara Madre mia!
“Amen.”

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

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