La morte del peccatore

Francis_Borgia

Insegna san Girolamo: ‘Di centomila peccatori che sono vissuti male, appena uno merita indulgenza da Dio alla morte’: Vix de centum millibus, quorum mala vita fuit, meretur in morte a Deo indulgentiam unus. Aggiunge san Vincenzo Ferreri esser ‘Maggior miracolo il salvarsi uno di costoro, che risuscitare un morto’.

La ragione di questa difficoltà quasi insuperabile di salvarsi è, cioè, che il peccatore, invece di ammollirsi alle grazie ed alle chiamate di Dio, sempre più si è indurito: così che alla morte non sarà più capace di pentirsi. Giobbe dichiara (41.15): ‘Il suo cuore è duro come la pietra, saldo come l’incudine del fabbro’: Cor eius indurabitur quasi lapis, et stringetur quasi malleatoris incus. In altre parole, ogni peccato mortale che commette è come un nuovo colpo sull’incudine, che rende quell’incudine sempre più duro. Nell’Ecclesiastico (3. 27) leggiamo similmente: ‘Il cuore duro andrà a finir male, e chi ama il pericolo vi perirà’: Cor durum habebit male in novissimo; et qui amat periculum, peribit in illo.

Sant’Alfonso, su cui dottrina questo articolo è una piccola sintesi, insegna che il cuor indurito, assieme alla mente ottenebrata e l’abito cattivo, renderà la conversione del peccatore moralmente impossibile. Dio consegnerà la sua anima a tutti i vizi: ‘Ne toglierò la siepe ed essa sarà devastata’ (Isaia 5.5): toglierà la siepe del santo timore ed il rimorso della coscienza, e la lascerà nelle tenebre, così che il peccatore, abbandonato in quel profondo di peccati, disprezzerà tutto: ammonizioni, scomuniche, grazia di Dio, castighi, Inferno; si burlerà della sua stessa dannazione. Leggiamo nei Proverbi (18.3): ‘L’empio, giunto nel profondo dei peccati, disprezzerà’: Impius, cum in profundum peccatorum venerit, contemnit.

Anche se il peccatore si confessa prima della morte, la sua confessione sarà mancante: ‘La penitenza di un infermo è inferma’ dice Sant’ Agostino. E come può pentirsi dei suoi peccati, d’altronde, se la sua confessione non è motivata dall’amore o dal timore verso Dio, bensì solo dal timore dell’Inferno e della dannazione eterna? Come può odiare quel peccato che ha amato fino alla morte? Come può amare quel nemico che sino ad ora ha odiato, o odiare quella persona che sino ad allora ha amata? ‘Oh che montagna da superare!’ esclama sant’Alfonso.

Per di più, l’ora della morte è sempre incerta: ‘Nell’ora che non pensate verrà il Figlio dell’Uomo’(Lc 12.40); ma per l’uomo di cattiva vita la morte è anche sempre improvvisa. Col peso della malattia, con le visite dei medici e le attenzioni dei parenti, con gli affari del mondo ancora da sistemare, gli ultimi giorni saranno sempre giorni di tenebre e confusione, nei quali sarà difficile, anzi moralmente impossibile, l’aggiustare una coscienza imbrattata di peccati. ‘La loro anima perirà nella tempesta’ si legge nel libro di Giobbe (Job 36.14): Morietur in tempestate anima eorum.

E poi ‘Il demonio scende a voi con ira grande, sapendo di aver poco tempo’ (Apoc 12.12): Descendit diabolus ad vos habens iram magnam, sciens quod modicum tempus habet. In morte, il demonio mette tutta la sua forza per non lasciarsi scappare di mano quell’anima che sta per uscire da questa vita, scorgendo dalle circostanze del morbo, che poco tempo gli resta per guadagnarla per sempre. Il concilio di Trento, parlando dell’Estrema Unzione, insegna chiaramente che il nemico in nessun tempo combatte con tanta violenza per farci perdere, e diffidare della divina misericordia, quanto nel fine di nostra vita.

Il momento della morte è incerta: per quello bisogna prepararsi per esso costantemente. Sistemiamo i nostri conti quanto prima per non trovarci sorpresi ad un momento inopportuno. Se siamo nel peccato mortale, o persino nel peccato mortale abituale, cerchiamo l’aiuto di un confessore e direttore di coscienza già oggi. Se abbiamo amici o parenti di cattiva vita, preghiamo per loro incessantemente e offriamo per loro tutte le nostre croci e tutti i nostri sforzi: Affinché ci convertiamo tutti e siamo tutti salvati alla Gloria ed all’onore dell’infinita Misericordia di Dio. Amen.

Raccomandiamo al gentile lettore la lettura dell’ ‘Aparecchio alla morte’ di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Edizioni Gribaudi.

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