Paradiso

+ In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen

Oggi è la Domenica Laetare che segnala la metà della Quaresima. Laetare significa “rallegratevi”, Rallegratevi, ossia in vista delle gioie che anticipiamo oggi, quelle di Pasqua e in definitiva quelle della vita eterna.

Le gioie della vita eterna vengono accennate dalla nomina di Gerusalemme, la città celeste, la nuova Gerusalemme che è il Paradiso, nella Santa Messa di oggi; e nella frase “in domum Domini ibimus”, dal Salmo “entreremo nella casa del Signore”. Dunque, oggi voglio cogliere l’occasione per parlare del Paradiso, Il Cielo è il luogo della felicità eterna. La felicità eterna che è descritta dai Santi Padri della Chiesa come una esenzione da ogni male e il godere di ogni bene.

La esenzione di ogni male è descritta nell’apocalisse nei termini seguenti: “non avranno più fame, ne avranno più sete, ne li colpirà il sole, né arsura di sorta; e Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate…” Il godere di ogni bene invece è descritto da San Paolo: “quelle cose che occhio non vide ne orecchio udì, ne mai entrarono nel cuore dell’uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”.

Anche se non possiamo descrivere la qualità di questa felicità o beatitudine, possiamo almeno dire in cosa consiste, e questo è il possesso di Dio, perché come Dio è la somma di ogni perfezione, ne segue che il possesso di Dio colma completamente ogni desiderio che possiamo avere per tutto ciò che è vero e bene e per questo costituisce la perfetta felicità.

Questo possesso di Dio è descritto anche in termini della conoscenza, o visione, di Dio. Nostro Signore Gesù Cristo + il cui Nome sia sempre adorato, dice: questa è la vita eterna, che conoscano Te l’unico vero Dio e Colui che hai mandato, Gesù Cristo, e San Giovanni scrive: “sappiamo che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli è –sicuti est.

Il nome per questa visione è la visione beatifica a cui San Paolo accenna quando scrive: ora vediamo come in uno specchio, ma allora vedremo a faccia a faccia…” Il motivo per cui bisogna essere simili a Dio per poter vederLo, è che per vedere o comprendere una cosa, bisogna assomigliarsi in qualche modo a questa cosa. Per vedere il Divino occorre dunque, in qualche modo, essere divini o partecipare in modo adeguato nella Divinità di Dio. Questo avviene tramite l’infusione nell’anima di ciò che si chiama “la luce della gloria”, in questa luce vedremo Dio che è la Luce – in lumine tuo videbimus lumen.

Dottori eminenti della Chiesa hanno insegnato che tre doni seguono il possesso dell’infinita felicità e questi sono la gloria, l’onore, e la pace. Parlando della pace Sant’Agostino ne distingue tre specie: pace in noi, pace tra di noi, e pace con Dio.

Il Cielo sarà il luogo dove sarà compiuto il precetto di Dio: “State zitti e sappiate che Io sono Dio”.(Salmo 45,11)  Questo sarà davvero il più grande dei sabati, continua il santo, un sabato che non conosce tramonto. Noi stessi diverremmo questo settimo giorno, restaurati da Lui e perfezionati dalla Sua più grande grazia, staremmo zitti e nell’ozio per l’eternità, vedremo che Lui è Dio, e saremmo riempiti di Lui, quando Lui sarà tutto in tutti ossia, la soddisfazione di tutti i nostri desideri”.

Questa pace è riempita dalla gioia, amore, e lode, e di cui la gioia più grande sarà cantare le misericordie di Dio per tutta l’eternità, un inno alla gloria della grazia di Cristo mediante il Sangue di cui siamo stati liberati. In breve, come continua il Santo, alla conclusione della sua opera, la Città di Dio: “Là staremo zitti e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco cosa sarà alla fine senza fine, perché cos’è il nostro fine se non da raggiungere quel regno che non ha fine?

Immagini del Paradiso nell Sacra Scrittura

Con quali immagini viene descritto il Paradiso nell’Antico Testamento? con immagini che esprimono raccoglimento, accoglienza, sicurezza, e vicinanza a Dio, come quelle della casa o della tenda. Prendiamo l’esempio della tenda. Nel salmo leggiamo: Abitero’ nella Vostra tenda per sempre: inhabitabo in tabernaculo tuo in saecula. La parola tabernaculum significa in primo luogo tenda, naturalmente, la tenda dove si trova protezione contro il calore, cioe’ contro tutte le sofferenze di questa vita.

Dopo la fondazione della Chiesa, invece, questa parola assume un senso ulteriore, ovviamente, che e’ quello del tabernacolo dentro la chiesa: il posto di dimora del Signore sulla terra per eccellenza. La frase: inhabitabo in tabernaculo tuo in saecula diviene quindi espressione di una vicinanza particolarmente stretta a Dio.

Ma la parola tabernaculum acquista un senso ancor piu’ profondo nell’ Epistola di san Paolo agli ebrei, dove l’Apostolo parla di ‘un tabernacolo nuovo, non fabbricato dalle mani degli uomini’, cioe’ la Sacratissima Umanita’ di Nostro Signore Gesu’ Cristo. ‘Abitare nel tabernacolo’ significa allora infine vivere nel Signore Stesso, ossia per sempre.

Il Nuovo Testamento, invece, rappresenta il Paradiso non solo come un rapporto dell’individuo con Dio ma anche come un rapporto di una comunita’ con Lui. Questo e’ conseguenza dal fatto che il Nuovo Testamento coincide con la fondazione della Chiesa, che e’ cioe’ quella comunita’ destinata all’unione definitiva a Dio in Cielo.

Ci sono due immagini della Chiesa che esprimono particolarmente il Paradiso. La prima ne e’ il Corpo mistico di Cristo. Questa viene rappresentata come la Nuova Gerusalemme nel libro dell’Apocalisse. Guardiamo brevemente il passo in questione coll’aiuto dei Padri della Chiesa.

Il fatto che il Cielo è visto come una città, mostra che è una comunità, anzi la comunità delle membra del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa. Il fatto che è visto come una città, la città di Gerusalemme, esprime la sua santità e pace essendo Gerusalemme la Città Santa, e il nome “Gerusalemme” significando visione di pace. E’ la nuova Gerusalemme in contrasto al vecchio che ha ucciso i suoi profeti e crocifisso il suo Salvatore.

I cittadini di questa Città celeste sono nutriti dall’albero di vita, godono del fiume d’acqua viva che corre dal suo centro, e sono illuminati dal Signore Dio. L’albero di vita rappresenta la sacratissima umanità di Cristo, di Cui la morte sul legno della Croce fu la fonte della nostra vita; il fiume d’acqua viva che corre dal Trono di Dio e dall’Agnello è lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio; è limpida come cristallo perché presta ai cuori e ai corpi degli eletti una purezza accecante che riflette i fuochi del Sole di giustizia, che è Cristo; la Luce della Città è Dio stesso, Che illumina le menti dei suoi cittadini, con le forme più alte della conoscenza.

Tramite queste ed altre immagini, l’Apocalisse, che significa “rivelazione”, ci mostra che in Cielo Dio è tutto in tutto: Dio colma tutti i nostri desideri, diviene il nostro cibo, la nostra bevanda, la luce mediante la quale vediamo e noi saremo trasformati, corpo ed anima, per poter riceverLo in questi modi.

La seconda immagine della Chiesa che si rapporta al Paradiso e’ quella della Sposa di Cristo. Il Paradiso viene raffigurata infatti come il matrimonio tra Dio e la Sua Sposa.

Questo matrimonio rappresenta l’unione definitivo tra Cristo e la Sua Sposa, la Chiesa (e ogni membro della Chiesa). L’amore matrimoniale rappresenta l’amore tra Dio e la Sua Chiesa in quanto esso e’ il tipo di amore umano il piu’ stretto, piu’ forte, piu’ immenso, e piu’ duraturo di tutti.

L’immagine del matrimonio viene tipicamente inserita nel contesto delle nozze. ‘Il Regno dei cieli e’ come le nozze…’ dice il Signore. L’immagine delle nozze aggiunge l’aspetto comunitario del Paradiso (che abbiamo segnalato sopra), dove tutti si radunano insieme per festeggiare con gioia l’amore tra lo Sposo e la Sposa. O, piu’ precisamente, ogni persona presente si rallegrera’ all’amore tra Sposo e Sposa, ed allo stesso tempo sara’ se stessa la Sua Sposa.

Le immagini che fornisce la sacra Scrittura esprimono il Paradiso dunque come l’unione amorevole a Dio, intima e raccolta; un’unione con la Santissima Trinita’, con Nostro Signore Gesu’ Cristo, lo Sposo Divino; un’unione che avviene nel contesto dell’unione amorevole a tutto il Suo Corpo mistico: a tutta la Chiesa Trionfante. Questo amore reciproco tra ogni persona e Dio e l’amore di ogni persona per tutti gli altri membri della Chiesa, la riempira’ di gioia: gioa in Dio, gioia in ogni altro, gioia all’amore di ogni altro per Dio.

“Uno dei sette Angeli mi parlò, Vieni! ti mostrerò la fidanzata, la Sposa dell’Agnello; e mi mostrò la Città Santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo di Dio, risplendente della gloria di Dio. Il Libro finisce sulla nota dell’amore: Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita. Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». E San Giovanni aggiunge alla fine: Amen. Vieni, Signore Gesù (Apocalisse cap.21 e 22).

Queste poche immagini della Gerusalemme Celeste ci danno una intuizione in ciò che è di possedere, di conoscere, e di vedere Dio: come una Sposa, e come una comunità la esistenza intera di cui consiste in Dio e nell’amarLo e lodarLo.

Che queste considerazioni, carissimi fedeli, accendano i nostri cuori a cercare questa felicità, in confronto con cui la felicità di questo mondo è come un niente, perché essa è l’unico motivo per cui siamo stati creati, e solo essa può colmare i desideri più profondi del cuore umano. Cerchiamola dunque, con una vita buona e santa, con la carità verso Dio e verso il prossimo, la Preghiera, e i Sacramenti, a gloria dell’Onnipotente.

+ In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

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